Non basta una buona idea o un buon progetto da finanziare, è fondamentale avere alle spalle una community che ti sostiene. Uno dei più importanti elementi di successo.

Dopo aver esplorato cosa racchiude il termine crowdfunding e lo stato dell’arte in Italia è interessante esaminare quali sono gli elementi di successo di una raccolta fondi via crowdfunding.

A dispetto del termine (crowd = folla indistinta) un elemento chiave è la costruzione di una community ben identificabile e coesa che si aggreghi intorno all’idea che si vuole promuovere e finanziare. Questo aspetto è spesso trascurato e quindi l’idea – e la richiesta di finanziamento –  al momento del lancio ufficiale non trova una base d’appoggio e il volano di successo.

Ci sono alcune regole base per costruire e gestire una community:

1) favorire la conversazione, sia verticale bidirezionale (è fondamentale la capacità di ascoltare) sia orizzontale tra chi aderisce (la coesione ne trae gran vantaggio);
2) comportarsi in modo trasparente, non sono ammesse le furberie che del resto vengono sempre stanate;
3) dare a ognuno il canale di aggregazione che preferisce, modulando il tono e la profondità della conversazione in base all’ambiente (blog, forum, Facebook, Instagram, Twitter).

Una buona norma poi è darsi una identità anche nominale: i membri della nostra community per esempio si sentono degli Smartiks.

La community non si crea dall’oggi al domani, servono mesi di preparazione e di coinvolgimento: ripercorrendo una mia esperienza di sei anni fa il processo ha coinvolto la creazione di un minisito di presentazione dell’idea e di un blog di discussione, l’aggiornamento costante via newsletter e blog del progress del progetto, un contest creativo a sostegno dell’idea, la possibilità di scegliersi e riservarsi un nickname prima del lancio.

Nel caso delle piattaforme reward, in cui si chiede di finanziare un progetto riconoscendo un premio di valore crescente al crescere del contributo dato, la presenza di una community a sostegno è elemento determinante del successo ben più del premio stesso, che spesso è un incentivo sopravvalutato da chi propone il progetto. Una volta finanziato il progetto, la community si scioglie e i suoi membri si andranno a riaggregare su altri temi.

Diverso è il caso delle piattaforme lending, dove dopo il lancio la community si rafforza nel tempo e assume nuovi ruoli: contribuisce alla creazione di nuove funzionalità/prodotti, si fa evangelista dell’idea, censore dei possibili errori, educatore dei nuovi arrivati. Si assottiglia sempre più la distinzione tra gestore della piattaforma e community, prevale il “noi”.

Creare una community è crearsi un “capitale sociale” e quanto sia importante questo capitale sociale, al di là del crowdfunding, ce ne siamo ben accorti di recente in Italia.